Questo blog non è nato come “memento mori”. Almeno, non solo per quello. Death Pills ha la pretesa, perché in fondo quella è, di contribuire al dialogo su un tema tanto ovvio quanto dato per scontato eppure non sempre davvero affrontato: moriamo. E dato che, ad oggi, quella è una certezza, potremmo voler decidere di arrivare al traguardo pronti, senza esser colti alla sprovvista.
È un’opinione, non una regola, né una nuova moda. È personale, estremamente intimo. Eppure sono dell’idea, e non sono l’unico, che la dimensione della morte e del morire vada anche “socializzata”. Lo so, non suona proprio bene. Mentre la scrivo mi sembra la parola adatta a richiamare l’aspetto di condivisione al di fuori della sfera personale di quanto detto sopra.
Come ho scritto già altrove, non penso che parlarne significhi iniziare a dipingere in tinte fosche la propria vita. Al contrario, per alcuni può significare una maggiore consapevolezza del proprio vivere, una celebrazione. Qualcuno si esprime in termini di gratitudine.
Io oggi lo esprimo, quando sono bravo a praticare ciò che predico, coi termini “riempire la vita di significato”.
Vivere il morire, come dice don Sergio Messina. Ognuno a modo proprio, chioso io. Un pensiero rivolto non solo alla propria persona, bensì una visione ampia, che includa anche il prossimo, cioè il vicino, parente, amico, amante che sia. Perché il lutto è un aspetto della nostra quotidianità ed è spesso un’ombra che fingiamo non ci sfiori.
Prima che qualcuno pianga noi, noi avremo già sofferto la perdita, l’assenza, il senso di ingiustizia del veder morire un’altra persona.
In tutto questo, possiamo anche farci venire il dubbio che filosofeggiare intorno alla morte sia una prerogativa di una certa classe sociale o di chi vive dalla parte più fortunata del pianeta. A chi mi ponesse questo dubbio risponderei che è legittimo e se ne scrivo è perché io pure mi pongo il problema. Direi anche che il discorso sulla morte spetta a ognuno di noi proprio perché è universale. Magari ricordare che almeno una cosa in comune tutti l’abbiamo ci porterebbe a essere più umani (se con “umano” intendiamo tutti lo stesso insieme di valori).
Una lunga precisazione, forse ancora poco lineare, per dire che qui la morte la prendiamo seriamente sul ridere.
Simone ☠️💊💊

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